Coscienza, legge e disinformazione tra Françafrique e neocolonialismo

Coscienza, legge e disinformazione

Coscienza, legge e disinformazione tra Françafrique e neocolonialismo

Di Mary Blindflowers©

Coscienza, legge e disinformazione

La spiaggia, credit Mary Blindflowers©

 

 

Ci sono leggi introiettate nella coscienza collettiva, per esempio l’imperativo di non uccidere che nell’epoca antica non era affatto scontato, è entrato a far parte del senso comune della società contemporanea, e quando qualcuno trasgredisce il quinto comandamento, il cittadino comune si schiera, ovviamente, difendendo la vita. Tuttavia ci sono leggi su violazioni meno comuni di fronte alle quali l’uomo medio opta tra  il sì rispettiamo le normeil no, non rispettiamole, sulla base di un concetto astratto ma sempre evergreen, la coscienza individuale, dal termine latino cum-scientia, lo spauracchio jolly che gli improvvisati filosofi utilizzano per giustificare e giustificarsi.

Scriveva Rousseau nell’Emile:

Esiste dunque in fondo agli animi un principio innato di giustizia e virtù in base al quale, nonostante le nostre stesse massime, giudichiamo le azioni nostre e altrui come buone o cattive, ed è a questo principio che do il nome di coscienza. […] Per noi esistere è sentire; la nostra sensibilità è indubbiamente anteriore alla nostra intelligenza: abbiamo avuto sentimenti prima di avere idee. Qualunque sia la causa del nostro essere, essa ha provveduto alla nostra conservazione dandoci sentimenti convenienti alla nostra natura; e nessuno potrà negare che almeno questi siano innati. Tali sentimenti, in rapporto all’individuo, sono l’amore di sé, la paura del dolore, l’orrore della morte, il desiderio del benessere. Ma se è vero, e non si può dubitarne, che l’uomo è socievole per natura, o almeno è fatto per diventarlo, egli non potrà esserlo realmente se non in virtù di altri sentimenti innati relativi alla sua specie. Infatti, a voler tener conto soltanto il bisogno fisico, è fuori di dubbio che esso divide gli uomini più che avvicinarli. Ora, è proprio dal sistema morale formato da questo duplice rapporto verso se stessi e verso i propri simili che nasce l’impulso della coscienza.

La buona coscienza dell’uomo odierno però, al di là della tesi rousseauniana, è sempre condizionata da fattori esterni, manipolazioni varie e non può essere ridotta soltanto ad un principio innato di giustizia che opta per il bene, anche perché chi è capace di dare l’esatta definizione del bene?

Un medico cattolico che decide di non praticare l’aborto segue gli imperativi categorici della sua coscienza, che però è condizionata dalla sua religione che è il super-ego dominante. Se quello stesso medico non fosse stato educato secondo i principi del cattolicesimo, sarebbe contrario all’aborto?

Quindi la coscienza individuale, che giudica se stessi e gli altri in una prospettiva interiore ed esteriore, spaziando dal microcosmo al macrocosmo, non è soltanto il risultato di un innatismo, ma è frutto di un compromesso tra impulsi interiori e pressione dell’educazione ricevuta, perciò prima di giudicare un avvenimento dato in pasto dai media ai ciechi schieramenti che commentano secondo il proprio umore, partito e religione, bisognerebbe riflettere su ciò che non si vede, sulle manipolazioni che hanno indotto un certo individuo ad agire in un modo piuttosto che in un altro; prima di gridare all’eroe e richiamare il fantasma di Brecht  e di tanti altri (che si riferivano ad altre storie e ad altri contesti), sul fatto che una legge ingiusta e disumana possa essere trasgredita, occorrerebbe riflettere sugli antefatti, avere un quadro storico completo. Prima di gridare evviva evviva ad una chiesa che vorrebbero santificare chi viola le acque territoriali italiane, forse occorrerebbe capire cosa stia facendo quella stessa chiesa e cosa stiano facendo coloro che gridano all’eroe, contro il colonialismo europeo in Africa, cosa stanno facendo per impedire che le risorse di un continente, vengano sfruttate dall’Occidente neocolonialista. Invece di far pressione sugli umori popolari, sulla coscienza di un popolo che forse studia poco e male la storia contemporanea e vede il risultato ma non le cause di un fenomeno, bisognerebbe riflettere anche sulle origini e sulle relative conseguenze di un fatto. L’accoglienza in un Paese già devastato dalla disoccupazione, risolverebbe il problema o creerebbe una guerra tra poveri? Che futuro avrebbero gli “accolti” in un Paese di corrotti e corruttori che sta praticamente crollando a pezzi e da cui i giovani italiani stessi scappano? Che vita andrebbero a fare le persone “salvate” e approdate sulle italiche coste? Andranno a vivere in Vaticano, ospitate dal Papa o nei salottini dei democristiani tinti fintamente di rosso a sorseggiare the? 

Forse invece di gridare all’eroe, sarebbe il caso di spendere una voce su quello che provoca la fuga degli africani dai loro Paesi, sarebbe il caso di dire che l’Africa si trova in quelle condizioni per colpa dell’Occidente e che per risolvere il problema occorrerebbe liberarla dall’imperialismo occidentale e dalle multinazionali criminali, le stesse che, per esempio usano il coltan, il minerale dei telefonini, utilizzato anche nell’industria aerospaziale. Per l’accaparramento del coltan, sono nate tante guerre in Africa. Jean-Léonard Touadi, congolese, giornalista, saggista, ex deputato e docente di Geografia dello Sviluppo in Africa, ha sottolineato punti importanti : “È facile catalogare come guerra tribale, secondo categorie occidentali, rimandando a concetti noti di etnie e tribù locali che si contrappongono tra loro. Una guerra lontana, etnica, ‘roba loro’. In realtà siamo di fronte a ‘tribù’ moderne. I Signori della Guerra che dominano queste terre di nessuno sono estremamente modernizzati: hanno telefoni satellitari, connessioni con grandi banche occidentali e collegamenti con paradisi fiscali, dove i soldi vengono versati direttamente sui conti esteri (rapporti ufficiali dell’Onu hanno certificato questa triangolazione). Vi è un circolo vizioso tra materie prime che escono, fornitura delle armi e la guerra che continua perché nessuno ha interesse a fermarla”.

E che dire della Françafrique? La detestabile politica coloniale francese in Africa? Perché nessuno ne parla mai? Quanti sono consapevoli di quello che la Francia sta combinando in Africa? Magari leggersi qualche libro in proposito prima della santificazione degli eroi, non farebbe male a molti.

https://antichecuriosita.co.uk/destrutturalismo-e-contro-comune-buon-senso-punti-fermi/

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