Animali, vittime senza voce

Gli animali, vittime senza voce

Animali, vittime senza voce


Di Mary Blindflowers©

 

Gli animali, vittime senza voce

Antique Engraving Print, 1836, credit Antiche Curiosità©

 

Animale, dal lat. animalis «che dà vita, animato», derivato da anĭma.

Tra tutti gli animali l’uomo è il più crudele perché non uccide solo per necessità o per fame ma per sfizio, per denaro, per avidità, e non contento di uccidere con le proprie mani, si serve di armi e strumenti per farlo.

La natura ha una certa crudele filosofia del sacrificio, per cui il carnivoro per nutrirsi si ciba dell’erbivoro, il forte del debole, limitatamente alla sopravvivenza però. Le cose si complicano quando si uccide per interesse. Non è necessario infatti per vivere fare guerre, anzi il contrario. La guerra è morte inutile che si fa per dei vantaggi che trascendono la sopravvivenza. L’idea della bella morte gloriosa veicolata da un certo tipo di letteratura, è falsa. Non c’è nessuna gloria, nessuna igiene nella guerra.

I libri di storia ricordano i conflitti degli uomini ma si dimenticano degli animali che incolpevoli, vengono sacrificati.

Dal momento in cui l’uomo ha pensato di essere superiore alle altre specie, in una errata quanto ridicola visione antropocentrico-distruttiva, ha iniziato ad usare gli altri animali, a manipolarli, schiavizzarli e coinvolgerli in guerre di cui essi avrebbero fatto volentieri a meno. Cavalli, buoi, muli, piccioni, elefanti, insetti, delfini, cani, topi, scimmie, leoni di mare, parrocchetti, orsi, cammelli e perfino gatti, sono i soldati di cui i libri di storia, scritti ovviamente dagli uomini per autocelebrare la propria specie, non parlano mai. Eppure gli animali sono stati costretti a svolgere compiti di guerra, come veri e propri soldati e sono caduti innumerevoli sui campi di battaglia. Sono i morti dimenticati e sono milioni.

La strage e le torture agli animali non fanno parte di un passato di barbarie ma anche del presente.

Sin dai tempi della guerra in Vietnam l’esercito americano utilizza delfini e leoni di mare con il compito di ricercare le mine. L’addestramento prevede poco cibo, perché se gli animali fossero sazi non tornerebbero e sarebbero difficili da controllare.

Molti cani utilizzati dall’esercito americano in Vietnam non sono mai tornati e non soltanto perché sono morti per via delle bombe, ma perché sono stati abbandonati lì al loro destino. Usati e gettati via.

Nel 1946 vicino all’Atollo di Bikini nel Sud del Pacifico, 4000 animali furono mandati alla deriva su una piccola barca. Un’esplosione atomica venne fatta detonare sopra di loro. Tutti gli animali rimasero uccisi o furono gravemente ustionati. L’esercito denominò questo esperimento idiota “Arca Atomica”.

Le ricerche sul bio-terrorismo prevedono l’uso e l’abuso di molti animali.

Scriveva Shopenahuer nei Parerga e Paralipomena, vol, II:

La dedizione totale al presente, propria degli animali, è la precipua causa del piacere che danno gli animali domestici. Essi sono il presente personificato e ci rendono accessibile il valore di ogni ora di pace e di tranquillità, mentre noi con il nostro pensiero il più delle volte andiamo al di là di essa e la lasciamo passare inavvertita. Ma questa proprietà degli animali, di essere soddisfatti più di noi della pura esistenza, viene abusata e spesso così sfruttata dall’egoismo e dalla crudeltà dell’uomo che questi non lascia più loro nulla, nulla al di fuori del puro esistere: l’uccello, che è organizzato per traversare a volo mezzo il mondo, è da noi chiuso in un breve spazio, dove esso muore lentamente e grida spasimando verso la libertà (…), ed il cane, il suo intelligente amico, è da lui legato alla catena! Io non posso mai vedere questo senza un’intima pietà per il cane e una profonda indignazione per il suo padrone”…

Gli animali nella loro candida e primigenia innocenza vivono la loro vita nel presente. Il leone uccide la gazzella per nutrirsi subito, si scontra con un altro leone per accoppiarsi. L’uomo che fa la guerra uccide per un presunto e spesso fallace vantaggio futuro e costringe un animale che non capisce il suo senso del futuro, a morire, soffrire ed essere massacrato nel presente, non solo fisicamente, ma anche emotivamente, uccidendolo ancora prima della sua morte effettiva, guastandogli il tempo che c’è, l’unico che conosce.

Perché un mulo dovrebbe passare il suo presente a tirare carri pieni di armi per un bipede che ha deciso di fare la guerra ad altri bipedi più stupidi di lui? Perché un piccione dovrebbe portare messaggi da un punto strategico all’altro? Perché un cavallo dovrebbe morire trafitto da lance o da raffiche di fucileria? Perché un parrocchetto dovrebbe morire durante un test sulle bio-armi?

Per lo stesso motivo per cui il cavallo Raoul è morto nell’indecente e barbaro Palio di Siena 2018 o delle mucche vengono messe sotto vetro e chiamate arte o dei tori vengono uccisi nelle corride per trastullo di sadici che gridano al valore delle tradizioni..

Eppure già Teofrasto aveva capito che l’anima degli animali non è differente dalla nostra:

Similmente riteniamo che tutti gli uomini, ma anche tutti gli animali, sono della stessa stirpe originaria, perché i principi dei loro corpi sono per natura gli stessi (…) e ancor più perché l’anima che è in loro non è diversa per natura in rapporto agli appetito, ai movimenti di collera, ai ragionamenti e soprattutto alle sensazioni. Come per i copri, certi animali hanno l’anima più o meno perfetta; ma per tutti i viventi i principi sono per natura gli stessi. La parentela delle affezioni lo prova. Se ciò che si dice dell’origine dei costumi è vero, tutte le specie sono intelligenti, ma esse differiscono per l’educazione e per la composizione del miscuglio dei primi elementi. Sotto tutti i rapporti, dunque, la razza degli altri animali ci è apparentata ed è la stessa della nostra; poiché i mezzi di sussistenza sono gli stessi per tutti, come l’aria che respiriamo, secondo Euripide, e un sangue rosso scorre in tutti gli animali e tutti mostrano d’avere in comune, per padre il Cielo e per madre la Terra”.1

Manipolati, maltrattati, costretti a divertirci, umiliati dentro formaldeide dentro improbabili strutture chiamate opere d’arte, trattati come semplici oggetti, gli animali, eroi silenziosi, non fanno la storia semplicemente perché la storia è un bluff di semidecomposta e autocelebrativa miseria umana.

In questo contesto assurdo parlare di diritti degli animali e di società umane evolute, diventa davvero una barzelletta.

In “Family Sketch and Other Private Writings“, Mark Twain scrisse:

“Ho sparato a un uccello appollaiato su un albero alto, con la testa inclinata all’indietro, mentre cantava una canzone grata con cuore innocente. Scivolò dal suo trespolo e cadde ai miei piedi, la sua canzone si spense e la sua vita pacifica si estinse. Non avevo bisogno di quella creatura innocua, l’avevo distrutta senza motivo, e sentivo tutto ciò che un assassino prova: il dolore e il rimorso quando la sua azione torna a casa insieme a lui e vorrebbe solo poterla cancellare e avere di nuovo le mani e l’anima pulite dall’accusa di aver versato sangue”.

1(Teofrasto, Frammento del Della Pietà, X, 25, 3-4.

https://antichecuriosita.co.uk/destrutturalismo-e-contro-comune-buon-senso-punti-fermi/

https://www.youtube.com/watch?v=a07mz15XRo0


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