Protofemminismo e misoginia italica

Protofemminismo e misoginia italica

Di Mary Blindflowers©

La bambola, credit Mary Blindflowers©

 

 

Mary Astell (1666-1731) era una pensatrice, politica e teologa inglese.

Quando si nomina questa donna si pensa subito al protofemminismo di marca progressista. Al centro della sua riflessione l’amara consapevolezza che le donne fossero trattate ingiustamente nella società dominata dagli uomini. La Astell riprese le tesi di Locke, formulando una domanda provocatoria: “se tutti gli uomini nascono liberi, come accade che le donne nascano schiave?” Secondo le tesi di derivazione misogino-aristotelica, la donna veniva considerata inferiore all’uomo sia per costituzione fisica che per intelletto, tesi prive di qualunque fondamento scientifico, ma sostenute dalla filosofia e dalla medicina per lunghissimo tempo.

Come spiega Ruth Perry: “as a woman she had little or no business in the world of commerce, politics, or law. She was born, she died; she owned a small house for some years; she kept a bank account; she helped to open a charity school in Chelsea: these facts the public listings can supply”. Se la Astell non avesse scritto a importanti aristocratici, ben poco della sua vita si sarebbe salvato dall’oblio. Grazie all’appoggio di donne influenti e letterate, riuscì a pubblicare nel 1694 “By a Lover of her Sex” in cui sosteneva che le donne fossero altrettanto razionali e intelligenti degli uomini e che il loro unico scopo non fosse il matrimonio. Tutte le sue opere sono state pubblicate anonimamente perché ovviamente all’epoca era scandaloso che una donna si permettesse di fare affermazioni del genere e pretendesse parità dei sessi tramite una maggiore istruzione della donna.

Lucrezia Marinella, italiana, scriveva a fine Cinquecento “La nobiltà et l’eccellenza delle donne, co’ difetti et mancamenti de gli huomini”, un libro in cui si esaltavano le capacità intellettuali femminili, giudicandole superiori a quelle maschili.

La voce delle donne però rimase inascoltata per secoli.

Paolo Mantegazza scriveva a Ottocento inoltrato, “L’arte di prender moglie”, un libretto misogino e aberrante in cui l’autore si proponeva di dare consigli morali sul matrimonio, sulle donne e sugli uomini. Alcune affermazioni fanno capire come il progresso in materia di miglioramento delle condizioni socio-culturali della donna, sia stato lento, anzi lentissimo.

Scrive il Mantegazza:

“La donna dopo i 45, tutt’alpiù dopo i 50 non è più donna; e la facoltà riproduttiva del tutto abolita… Dobbiamo sposare una donna sciocca, una donna intelligente o una letterata?  Se a questa domanda si dovesse rispondere per plebiscito, si avrebbe probabilmente su cento risposte il seguente verdetto: per la donna sciocca: voti 10; per la donna letterata: voti 0; per la donna intelligente (cioè di intelligenza normale): voti 90… I dieci che hanno votato per la donna sciocca, vorrebbero aggiungere, che essi non la desiderano idiota, ma bensì d’intelligenza limitata, un po’ scioccherella, ma non troppo; ma insieme a questo difetto vorrebbero molta bellezza, molta gioventù, molto buon umore… Non v’ha niente di più caro, di più simpatico, di più irresistibile di una sciocchezza detta da una bella bocca. Essa fa ridere; il nostro riso provoca anche quello di chi ha detto la sciocchezza e quando essa ci mostra dei bei dentini tutti schierati in fila, bianchi come le perle, oh benedetta sia la papera e chi l’ha pronunciata! I novanta che non hanno dato il voto alla donna letterata vogliono che si sappia che amano la cultura anche nella donna, ma che detestano la pedanteria e per nulla al mondo vorrebbero per moglie un bas-bleu… Uditi questi commenti, commentiamoli anche noi… Gli uomini di poca cultura sono quelli che ne vogliono anche meno nella loro donna, non foss’altro che per tenersi in credito almeno nel circolo della propria famiglia. Di qui una ripugnanza generale a insegnar troppe cose alle nostre fanciulle, di qui un’antipatia per le scuole superiori femminili e per tutto ciò che tende ad elevare il livello intellettuale della nostra compagna… e noi vediamo generalmente darsi alle alte dottrine soltanto le fanciulle molto brutte, molto isteriche, molto povere; in qualunque modo anomale. Noi tutti apriamo gli occhi grandi grandi davanti ad una dottoressa, ad una letterata, come davanti a un fenomeno che ci sorprende… ma quella donna rimane per sempre per noi un fenomeno. È fenomeno davvero, idolo da mettersi sugli altari fra gli incensi della nostra adorazione, una donna che pensa quanto un uomo, che ha dottrina quanto un professore, che scrive dei libri che si leggono o dipinge dei quadri e fa delle statue che si premiano….Ma chi trova questi fenomeni e chi, trovatili, li sposa?”.

Il valore della donna veniva misurato sulla base della sua capacità riproduttiva, perché ancora a fine Ottocento la donna era considerata un semplice animale da riproduzione, una sorta di bambola da esposizione, che preferibilmente, per non urtare la sensibile ignoranza maschile, doveva essere non proprio del tutto scema, ma quasi.

Eppure il protofemminismo in Italia è iniziato fin dal Rinascimento ma i progressi sono stati lentissimi. 

Nel 1945 il Regno d’Italia istituì il suffragio femminile e le donne votarono alle amministrative. In Inghilterra il suffragio fu esteso anche alle donne il 2 luglio 1928. Il primo stato europeo a riconoscere il suffragio universale fu il Granducato di Finlandia, con le prime donne elette in parlamento nel 1907.

Al di là delle date, l’Italia rimane comunque un Paese misogino rispetto ad altri Paesi europei, un mondo in cui ancora oggi c’è gente che ragiona alla Mantegazza, e questo si nota guardando la televisione italiana in cui la donna è quasi sempre relegata nel ruolo puramente accessorio e ornamentale di bella statuina silente e sorridente; nei manifesti pubblicitari che campeggiano nelle città in formato gigante; nelle discussioni su fb, quando la discussione sulle poche donne che occupano ruoli istituzionali, finisce sempre con la ridicolizzazione del suo aspetto fisico, anziché capire se le idee che propone siano giuste o sbagliate. Pure nel confronto diretto tra persone nei social, quando una donna contesta qualche asserzione, e l’interlocutore non riesce a controbatterla, iniziano le offese personali che vertono su una presunta fisicità della donna, fisicità spesse volte nemmeno accertata. Alcuni infatti offendono le donne con insulti gratuiti pur non avendole mai viste e quindi non sapendo effettivamente che aspetto abbiano, sulla base della presunzione che una donna che contesta o che pensa con la sua testa, sia necessariamente molto brutta o una povera isterica con le ragnatele sull’organo sessuale. Per la Chiesa Cattolica poi il ruolo della donna, “armonia del mondo”, resta inchiodato al matrimonio e alla procreazione, perché la donna è serva e madre, non deve ambire a nessun ruolo importante. Insomma è l’armonia, fino a che sta zitta e pensa con la testa dell’uomo, se no diventa disarmonico problema, la cattiva Lilith da contenere in una gabbia.

Inoltre quante donne italiane poi occupano posti importanti nei consigli di amministrazione, in politica, nelle funzioni di responsabilità, nelle imprese?

Siamo in pieno Ottocento, non c’è nulla da fare, e ci rimarremo ancora per molto.

https://antichecuriosita.co.uk/destrutturalismo-e-contro-comune-buon-senso-punti-fermi/

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