Intervista Destrutturalista a Eugenio Patané

Intervista Destrutturalista a Eugenio Patané

Intervista Destrutturalista a Eugenio Patané


Di Mary Blindflowers & Eugenio Patané©

Intervista Destrutturalista a Eugenio Patané

La morsa di Luigi Pirandello, foto fornita da Eugenio Patané©

 

Di solito lo spettatore medio non sa cosa accade dietro le quinte di un teatro, come si allestisce uno spettacolo e quali siano i tempi giusti per una corretta recitazione ed interpretazione. Per saperne di più ho intervistato Eugenio Patané, regista teatrale e attore.

1 La prima cosa da fare quando si allestisce uno spettacolo teatrale.

Pensare. Preparare ogni parte scenica di uno spettacolo richiede pensarla molto tramite ipotesi, tentativi ragionevoli e ragionati. Il pensiero ti consente di mettere in atto degli esperimenti attraverso quelle che si chiamano prove e che andranno a definire mano a mano la costruzione dello spettacolo.

2 Come valuti se un testo letterario per il teatro è dotato dei tempi giusti?

Innanzitutto leggendolo. Esistono testi dotati di una loro musicalità e di una loro poesia interna, capaci di rendere la trasposizione scenica quasi naturalmente. Altre volte succede di imbattersi in testi interessantissimi, ma che richiedono di essere adattati, vale a dire filtrare quello che occorre, togliere o applicare in modo opportuno, rendere il testo funzionale o conveniente alla scena. La temporalità sta alla base di qualsivoglia pièce o performance teatrale. È quella che a me piace definire la bacchetta magica che oscilla e attraversa l’opera con tutte le sue contingenze ossia le svariate possibilità di essere o non essere; le congiunture determinanti e determinate soprattutto dalla capacità dell’attore in scena, che ne impugna metaforicamente la maniglia. Lo studio del tempo è basilare per l’attore teatrale. Per esempio, nel caso specifico di una battuta comica, l’inserimento preciso temporale (perlopiù rapido) della stessa, sul ritmo dell’azione, ne determinerà la riuscita. Inversamente accade nel drammatico in cui sovente (ma non sempre) si preferisce espandere l’eloquio, dilatarne i tempi. Utilizzo spesso riferimenti all’arte per fare meglio comprendere ai miei attori (ma anche a me stesso quando recito) come impiegare i tempi di battuta: Ai tempi comici associo Jackson Pollock e la sua Action painting, che è uno stile di pittura nella quale il colore viene letteralmente lanciato sulla tela; a quelli tragici invece accosto William Blake, Delacroix e certamente l’opera surrealista per antonomasia di Salvador Dalí: “La persistenza della memoria”, raffigurante una landa deserta con sovrastanti orologi molli e deformati dalla elasticità del tempo. Qualcuno in passato ha parlato del tempo teatrale come di un’esperienza transitoria e unica, irripetibile, anche durante le repliche di uno stesso spettacolo proprio perché in tale esperienza si incontrano e mescolano tra di loro il tempo dell’esecuzione (da parte dell’attore) con quello della fruizione (da parte dello spettatore).

3 Quanto costa mediamente allestire uno spettacolo teatrale?

Non esiste una media. Possono realizzarsi spettacoli con pochissimi mezzi e garantire la buona riuscita degli stessi così come possono spendersi esose cifre di denaro. Dipende dalle produzioni e dall’idea di spettacolo che si intende realizzare.

4 Si dice che il teatro è un universo concentrazionario piuttosto chiuso, che vengono messi in scena solitamente testi di attori o di autori che fanno parte di un giro di amicizie che si conoscono tutte tra loro, escludendo autori potenzialmente validi che scrivono per il teatro ma che provengono dall’esterno. Ritieni che sia vero, oppure pensi che sia un falso mito?

Ritengo che questo sia un falso mito. Il teatro ha una fortissima tendenza inclusiva, tanto sul piano simbolico quanto su quello fisico. Personalmente mi è capitato di scegliere testi di autori poco conosciuti finanche ignoti al vasto pubblico. Certamente è sempre un rischio approntare novità soprattutto in teatro, ma spesso ne vale la pena… se non altro per educare il pubblico alla ricchezza della molteplicità e per incentivare nuovi drammaturghi a non smettere di proporsi.

5 Come e perché si diventa registi teatrali e attori.

Ronconi diceva che la regia è una disponibilità personale, una capacità di entrare in rapporto con un testo, uno spazio, con degli attori e un pubblico. Credo che questo valga anche per la recitazione dunque per gli attori.

6 Ritieni che il teatro possa rappresentare una forma d’arte che sopravviverà nel futuro prossimo?

Ne sono convinto. In primis perché in questo momento storico più che mai abbiamo un immenso bisogno di crescita personale e spirituale. E poi per dirla con le parole di Roberto Zago, storico drammaturgo per vocazione, “Il teatro esiste da duemilacinquecento anni ed esisterà sempre. Perché il teatro lo fa l’uomo con la sua carne, con la sua anima, con il suo sangue, con i suoi nervi, con i suoi limiti, con la sua voce, con tutto! Fino a che esisterà l’uomo, esisterà anche il teatro”.

7 Cosa offre il teatro di diverso rispetto a tv e cinema e perché vale la pena andarci?

Il teatro offre la possibilità di creare una simbiosi tra gli attori e gli spettatori. Viene a costituirsi un ponte energetico di empatia. Tale esperienza confluisce nel fenomeno della catarsi che solo il teatro è in grado di generare. Primariamente attraverso il genere della tragedia la quale suscita negli spettatori la riflessione atta a purificarsi, consentendo loro di liberarsi dagli impulsi, dai tormenti, dalle passioni e dai martiri. La rappresentazione di storie tragiche i cui protagonisti generalmente muoiono oppressi dal senso di colpa (quale conseguenza di atti o scelte irragionevoli) offre agli spettatori la possibilità di un coinvolgimento e una immedesimazione che li aiuta a non replicare nel quotidiano, quanto accade sulla scena. Ma il teatro è anche il luogo dello sguardo e della vita. Non vi sono primi piani come al cinema o sul piccolo schermo: lì, gli attori, sono visti interamente e raccontano noi stessi, l’intera umanità. Per questo vale la pena andarci.

8 Ritieni che il teatro sia una forma d’arte elitaria, destinata comunque all’upper class, dati i costi piuttosto elevati dei biglietti?

Esistono teatri che ospitano produzioni i cui spettacoli hanno un costo abbordabile. Da qualche decennio esistono anche tipologie di spettacolo realizzate in luoghi non convenzionali, vale a dire non all’interno dei teatri, come possono essere parchi all’aperto, scantinati, castelli, ruderi, vecchi edifici, biblioteche ecc., proprio per incentivare il pubblico ad avvicinarsi e a godere della possibilità di assistere a una pièce. Naturalmente non parlo dei teatri lirici utilizzati specificatamente per spettacoli d’opera e dove probabilmente i costi sono più elevati. Esistono tuttavia decine e decine di festival e rassegne teatrali che resistono faticosamente per amore dell’arte e del pubblico, con formidabile passione e grande spirito di condivisione. Il teatro è anche questo. Si regge sul nostro andare verso di lui, il nostro visitarlo, il nostro viverlo per viverci.

https://antichecuriosita.co.uk/manifesto-destrutturalista-contro-comune-buonsenso/


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