I meravigliosi saggi pubblicati da Sugarco Edizioni

Paul Mathis, I percorsi del suicidio, il corpo e lo scritto, Sugarco Edizioni, 1979

I meravigliosi saggi pubblicati da Sugarco Edizioni


Di Mary Blindflowers©

Paul Mathis, I percorsi del suicidio, il corpo e lo scritto, Sugarco Edizioni, 1979

Paul Mathis, I percorsi del suicidio, il corpo e lo scritto, Sugarco Edizioni, 1979, credit Antiche Curiosità©

 

I percorsi del suicidio, il corpo e lo scritto, di Paul Mathis, serie “bordi”, Sugarco, 1979. In quarta di copertina, testuale: “Questo è storicamente il primo libro scritto da uno psicanalista intorno al suicidio”. Mi verrebbe immediatamente da rispondere che poteva benissimo risparmiarselo. Poi continua: “Con un lavoro di rigore e di stile, l’autore, partendo dalla pratica analitica, avanza qui un’elaborazione clinica e teorica intorno ai temi attuali della cultura occidentale: i fantasmi e i paradossi del suicidio, il mito dell’assassinio, la relazione tra il corpo, il linguaggio e la scrittura… la follia connessa con la scrittura è esplorata nella sua dimensione impadroneggiabile: “la scrittura non riesce a evitare la follia”. In realtà nemmeno il libro di Mathis riesce a superare, nonostante le allettanti promesse della sinossi, la più volgare banalità. Un libro praticamente inutile che non vale la pensa di salvare dall’oblio, nonostante sia stato pubblicato con un editore medio-grosso. Il testo, completamente privo di bibliografia finale (contiene solo sporadici accenni in qualche nota), ben lontano dall’essere rigoroso, si snoda tra frammenti di sogni di pazienti psicanalitici riportati pedissequamente sulla carta, uno dopo l’altro, senza nesso, e periodi che riassumono considerazioni del tutto personali dell’autore sulla scrittura, sul corpo, sulla morte e sulla vita, oltretutto sparate come proiettili che colpiscono l’aria senza connessione tra loro, senza un motivo apparente che abbia scatenato lo sparo. Ogni informazione viene mischiata a casaccio con altre, senza quell’ordine e quella sistematizzazione di argomenti e paragrafi richiesta alla saggistica minimamente decente. Su argomenti svariati l’autore esprime opinioni a volte misogine e assai discutibili come questa:

“È Priamo e non Andromaca a chiedere a Achille il corpo di Ettore. Lo persuade facendo leva sull’immaginario che interviene fra gli uomini; non sarebbe certamente stato il discorso della differenza tra l’uomo e la donna, l’unico discorso che Andromaca avrebbe potuto fare, a far restituire il cadavere di Ettore. Anzi, Andromaca forse non avrebbe saputo cosa fare del corpo di un uomo morto”.

L’autore non solo nega l’intelligenza di Andromaca perché donna ma si permette pure, grave errore storico, di minimizzare il ruolo della donna greca nei funerali degli eroi e la grande attenzione che durante le cerimonie funebri greche veniva riservata al corpo del defunto. La società omerica infatti si basava sul mito della fisicità e il tema della restituzione del corpo morto, diventa fondamentale in Omero. La gestione del rituale funebre e l’elaborazione delle lamentazioni, come ha dimostrato anche De Martino in area Mediterranea, era affidata quasi in modo esclusivo alle donne, quindi Andromaca non avrebbe potuto considerare il corpo di Ettore con superficiale indifferenza. Erano le donne a venire maggiormente segnate dal lutto, perché dopo la morte del marito, iniziava un sicuro periodo di dolore e incertezza anche economica. Il libro di Mathis dunque oltre a contenere smaccati errori storici, salta di palo in frasca, senza approfondire nulla ed emette opinioni personali, spacciandole come frutto di una rigorosa ricerca stilistica, in un testo pessimo sotto ogni punto di vista.

Perché Sugarco glielo ha dunque pubblicato? La risposta attiene all’area dei grandi misteri irrisolti.

 Il risultato?

Un minestrone illeggibile e privo di senso che raggiunge il top della misoginia e del dilettantismo nel capitolo sulla donna e la scrittura. Scrive infatti l’autore:

“Siamo ormai abituati alla scrittura dell’isterica sul corpo. Qual è la differenza tra quanto la donna scrive su un foglio e la scrittura isterica? La donna che scrive – non tanto colei che teorizza talvolta un po’ affrettatamente quando vuole fare l’uomo… – enuncia che fra i materiali del mondo c’è il suo corpo…”

Segue un delirio di frasi buttate a caso sul sangue, sulla morte, sulla scrittura maschile e su quella femminile, e convinzioni non scevre da banalità che non significano nulla né l’autore si preoccupa di spiegarle meglio o di dar loro un senso compiuto:

“La donna, in quel che scrive, mostra all’uomo un’altra possibilità di rapporti tra i corpi, e di conseguenza la possibilità che l’amore trionfi sulla morte… Del corpo la donna scrive i materiali dei contorni”.

Ma che caspita significa?

Nulla, semplicemente che siamo di fronte ad un libro da perdere, forse uno dei peggiori libri di saggistica che abbia mai letto, un libro come tanti altri che l’editoria oggi come ieri stampa e che spaccia per saggistica seria. Resta solo la constatazione deprimente che dagli anni 70 a oggi non è cambiato nulla, è solo peggiorata la qualità degli scritti. Senza un bel calcio dove il sole non batte, non si sarebbero formate schiatte e schiappe di pseudo-saggisti coi loro concetti logori e già visti. Che la cultura sia con voi.

https://antichecuriosita.co.uk/manifesto-destrutturalista-contro-comune-buonsenso/


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