Salvini-Murgia, la pantomima dell’Italietta dei famosi

Salvini-Murgia, la pantomima dell'Italietta dei famosi

Salvini-Murgia, la pantomima dell’Italietta dei famosi


Di Mary Blindflowers©

Salvini-Murgia, la pantomima dell'Italietta dei famosi

Selenite, credit Mary Blindflowers©

 

Un tempo gli scrittori perlomeno scrivevano, oggi impiegano il loro prezioso tempo a sbandierare curriculum semi-posticci ed omissivi sui social, in risposta ai politici che li definiscono “intellettuali radical chic”.

La pantomima tra Matteo Salvini e Michela Murgia, raggiunge il suo apice quando quella che tutti definiscono “scrittrice”, si impegna a pubblicare estratti omissivi del suo splendido curriculum vitae che accentua il lato “proletario”, chiamiamolo così, della sua carriera di donna e di scrittrice, attirando populisticamente l’attenzione dei media con un giochetto di prestigio molto in voga, dire e non dire, un gioco delle parti in cui si dice ciò che si può dire per attirare le simpatie popolari, ma si tace su aspetti importanti e fondamentali che probabilmente hanno segnato il suo passaggio dall’ombra alla luce, ma di cui la signora, finge l’inesistenza.

Leggiamo così: “Nel ’91, anno in cui mi diplomavo come perito aziendale, mi pagavo l’ultimo anno di studi lavorando come cameriera stagionale in una pizzeria. Purtroppo feci quasi due mesi di assenza perché la domenica finivo di lavorare troppo tardi e il lunedì mattina non sempre riuscivo ad alzarmi in tempo per prendere l’autobus alle 6,30 per andare a scuola. A causa di quelle assenze, alla maturità presi 58/60esimi”.

Poi continua: “Nel ’92, mentre lavoravo in una società di assicurazioni per sostenermi gli studi all’istituto di scienze religiose, lei prendeva 48/60 alla maturità classica in uno dei licei di Milano frequentati dai figli della buona borghesia… Nel 1999 per vivere consegnavo cartelle esattoriali a domicilio con un contratto co.co.pro. Ero pagata 4 mila lire a cartella e solo se il contribuente moroso accettava di firmarla… Nel 2000 ho iniziato a lavorare in una centrale termoelettrica, dove sono rimasta fino al 2004. Mi sono licenziata perché ho scelto di testimoniare in tribunale contro il mio datore di lavoro per un grave caso di inquinamento ambientale. Nel 2004 ho lasciato la Sardegna per lavorare come cameriera in un albergo al passo dello Stelvio, in mezzo alla neve, con un contratto stagionale a poco più di mille euro. Nel 2005 ho lavorato un mese e mezzo in un call center vendendo aspirapolveri al telefono ed ero pagata 230 euro lordi al mese più 8 euro per ogni appuntamento che riuscivo a fissare. Durante quella esperienza ho scritto un blog che ha attirato l’attenzione di un editore. Nel 2006, mentre usciva il mio primo libro, io facevo la portiera notturna in un hotel, passando le notti in bianco per lavorare e riuscire anche a scrivere”.

Praticamente la signora che ci inonda di particolari relativi ai suoi stipendi e alle mansioni svolte quando non era nota, ad un certo punto diventa vaga, e diventa vaga proprio nella parte in cui dovrebbe comunicare i meccanismi che l’hanno portata alla pubblicazione. Ci sta dicendo che mentre vendeva aspirapolveri e dopo aver fatto attività varie, è riuscita a farsi notare da un editore con un semplice blog. Quest’editore l’avrebbe pubblicata mentre lei dalle aspirapolveri passava al portierato notturno. Eh lo sanno tutti che gli editori vanno in rete alla ricerca di blog interessanti e di scrittori senza alcun aggancio da pubblicare subito e senza problemi, mentre per campare vendono elettrodomestici porta a porta. Sì, infatti, come è noto, la forma di reclutamento utilizzata dagli editori è andare in rete a vedere i blog.

Ma davvero?

In quale mondo accade questo?

Forse su Marte o sulla luna, di certo non in Italia e nemmeno nel resto del mondo.

Il suo primo libro si intitolava Il mondo deve sapere, ISBN edizioni, 2006. Il romanzo è stato miracolosamente portato in scena nel 2008 con l’opera teatrale dall’omonimo titolo (di David Emmer, con Teresa Saponangelo), e successivamente ha ispirato la sceneggiatura del film Tutta la vita davanti di Paolo Virzì con Isabella Ragonese, Sabrina Ferilli, Elio Germano, Valerio Mastandrea e Massimo Ghini. 

Lo sanno tutti che appena una perfetta sconosciuta pubblica un libro, i registi lo notano subito, infatti è prassi che i registi vadano a spulciarsi l’elenco delle nuove pubblicazioni per vedere quelle che possono trasformare in un film, così per caso, senza nessun aggancio, tra milioni di pubblicazioni e di scrittori esordienti, questi registi trovano quello che fa al caso loro. Ma che fortuna essere subito notati in questo modo innocente. Incredibile!

Ovviamente non finisce qua.

La gentile signora Murgia, che aspirava non solo polveri ma anche scrittura, pubblica il famoso libro Accabbadora, con Einaudi, un editore che non ti legge nemmeno, se non ti presenta qualcuno. Ma invece per lei ha fatto un’eccezione. Sì, lei è speciale tra gli speciali. Inoltre Einaudi l’ha pubblicizzata talmente tanto che diventa così famosa da stare sempre in televisione e sui giornali offrendo la sua visione del mondo e comunicandoci il tasto quotidiano dell’umidità dell’aria, sempre perché lei è speciale e si è fatta da sola.

Certo le favole sono belle, un tempo si raccontavano ai bambini prima del bacio della buonanotte.

Il guaio è che adesso ci credono pure gli adulti o perlomeno fingono di crederci per convenienza, per piaggeria, per amor di pace santa. Ci vuole pazienza, e tanta.

L’obiezione di quelli che ben pensano già risuona nell’aria con l’innesto dell’attacco personale a bomba inserito nel discorso di matrice andreottiana: “il potere logora chi non ce l’ha”, e chi ce l’ha si guarda bene dal cederlo.

Chi spara su quelli che ce l’hanno fatta è invidioso perché l’Italia è una Repubblica meritocratica, gli editori anche grossi, oggi vanno in rete, pubblicano sconosciuti senza nessuno dietro, così senza corsie preferenziali. I bla bla si sprecano. I difensori del sistema riempiono il mondo di chiacchiere. Testuale su Twitter: “Se hai talento non ti serve chi ti appoggia, puoi partire dal più piccolo editore e da lì arrivare a Einaudi, Adelphi, Mondadori”. L’accusa personale contro chiunque non condivida questa idilliaca e favolistica visione del mondo, ridicolizza i tuoi dubbi, annienta la tua indipendente capacità di pensiero, svincolata per natura dal desiderio e dal bisogno di ingraziarsi qualcuno con bugie untuose.

Per evitare il rischio di essere accusati di rancoroso fallimento, o di follia, così tutti, ben sapendo come funzionano le cose, stanno zitti, e annuiscono, che tanto la meritocrazia funziona che è una meraviglia grazie anche al silenzio generale che è come una pietra tombale su un mondo in disfacimento. Ma tant’è, si vive di illusioni servite su selenite che sembra diamante. La vita umana è solo storia come tante che ci si racconta per farla sembrare vera, mentre si vive, si spera e poi si muore. E andrà sempre peggio. 

https://antichecuriosita.co.uk/manifesto-destrutturalista-contro-comune-buonsenso/


Comment (1)

  1. Claudio

    Non credo ci si possa arrabbiare per questo articolo, non ci sono accuse, soltanto constatazioni di una realtà che è evidente e sotto gli occhi di tutti. Quanti artisti di talento hanno vissuto tutta la vita nella miseria e nell’anonimato più nero perché non erano ben inseriti nel sistema? Solo dopo la morte hanno ottenuto dei riconoscimenti. E questo è il destino comune di tutti quelli che non sono nati in giacca e cravatta (la camicia non basta più) o non si sono affiliati a qualche gruppo di potere.
    Fanno bene quelli che pensano d’avere talento ad approfittare delle proprie conoscenze e appoggi politici o ecclesiastici per portare avanti i loro sogni. Altrimenti non arriverebbero mai da nessuna parte – e se davvero hanno talento – verrebbe perso.
    A me spiace solo per quelli al di fuori del sistema che avrebbero tanto da dire ma a cui non viene permesso. Rimangono sepolti e invisibili sotto la mole della massa, sotto questa falsa libertà moderna che nel fingere di dare una possibilità a tutti di fatto non la dà a nessuno. Almeno non a quelli che cercano di emergere da quella massa e non partendo dall’alto o ottenendo un aiuto dall’alto.
    E mi spiace per i tanti raccomandati senza talento che intasano tutto il settore culturale con il loro nulla, che sono infilati in tutti i punti chiave, che si sostengono l’un l’altro impedendo l’ingresso a chi non fa parte della loro élite. Quegli stessi raccomandati che si scambiano riconoscimenti a vicenda e che garantiscono la perpetuazione del sistema e delle sue ingiustizie.

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