Dare senso, niente senso

Dare senso, niente senso

Dare senso, niente senso


Di Mary Blindflowers©

Dare senso, non-sense

Rare Antique Engraving Print, A Remarkable Stone at Rudstone in Yorkshire, 1770 ca.

Che cos’è l’uomo e cos’è la certezza granitica inculcata fin dall’infanzia dentro le menti in narcosi?

Che cos’è il senso e cos’è il non-senso che tradisce la consapevolezza dell’esserci nel mondo?

L’uomo comunemente indottrinato ha una fisiologica necessità di certezza, un piano stabile quanto illusorio su cui poggiare i piedi, così ciascuno, vivendo, costruisce montagne e sentieri di certezze sulla base di un super-ego che, come un Grande Fratello, tutto vede, tutto sente, tutto controlla.

L’uomo comune di fronte al baratro del suo stesso sé é impreparato, non può e non vuole vedersi, perché la visione di se stesso sarebbe troppo dolorosa, l’idea che niente, nemmeno la vita stessa, così preziosa, così importante, abbia un senso, lo spaventa, così ripete ossessivamente la ciancia di una certezza mandata giù fin da piccolo, e la ripete all’aria, agli altri, a se stesso soprattutto, in modo da convincersene e se ne convince perché deve essere così, perché altrimenti non saprebbe dove appoggiare i piedi, si sentirebbe spaesato come un turista in un mondo che non ha mai visto, in un intrico di strade e possibilità che potrebbero anche chiedergli di pensare, e sarebbe faticoso, esigerebbe uno sforzo eccessivo. Invece l’uomo che cammina rispolvera la vecchia canzone trita del super-ego e si sente subito meglio, muove le labbra in una nenia che la memoria conserva fin dall’infanzia e un balsamo consolatore scende lungo la sua schiena, protegge la sua mente da pensieri confusi, affastagliati, pensieri difficili, contorti, pericolosi, che richiedono uno sforzo riflessivo autonomo svincolato dalla grande dea della memoria stereotipata.

Così l’uomo campa, con in tasca serene certezze.

Se per un malaugurato caso del destino dovesse perdere le sue certezze da una scucitura della tasca, sarebbe la fine. Un senso di vertigine lo assalirebbe, l’angoscia piegherebbe le sue ginocchia. Fino a un minuto prima l’uomo sicuro di sé e padrone del proprio destino, non aveva nessun dubbio perché aveva il foglietto elenco certezze conservato dentro le tasche, ma basta talvolta una piccola scucitura per far insinuare qualche dubbio, qualche tentennamento. Il dubbio è fonte di angoscia perché è padre dell’intelligenza e l’intelligenza riflessiva costa sempre cara, non è venduta a basso prezzo nel supermercato globale delle certezze, è una merce rara, che spesso fa soffrire. Quindi se il re è nudo soffre e ha due strade o ritrovare il foglio delle certezze perduto, oppure molto semplicemente iniziare a pensare da solo. Una volta che il meccanismo del pensiero si attiva, pensare autonomamente diventa un vizio irrinunciabile ed irreversibile da cui non si può e non si deve sfuggire. Chi pensa non ha più bisogno di trovare il foglio delle certezze perdute, ma costruisce giorno per giorno, smonta e rifà, distrugge e crea. Così il senso assume un altro senso che è negazione di se stesso.

Se nel foglio delle certezze perdute era scritto a caratteri cubitali che tutto ha un senso, riflettendo l’uomo capisce che potrebbe essere vero il contrario, ossia che trovare un senso a tutto è la patologia di un’umanità insicura che deve a tutti i costi completare l’idea assurda della sua stessa esistenza con uno scopo qualsiasi, un fine o un punto di origine granitica che giustifichi in modo plateale e apparentemente solido la sua presenza nel mondo.

Soltanto l’oltre-uomo, ossia l’uomo che supera se stesso, è in grado di accettare l’idea che la sua vita non ha perlopiù senso, che niente ha veramente senso. Il mondo, come diceva Nietzsche, è puro caos e puro divenire. L’uomo cerca sempre un senso a questo caos per cercare di dominarlo e di renderlo consolatorio, per non essere travolto dall’angoscia del vivere incerto, per una sorta di auto-giustificazione dell’essere nato in mezzo a “forze ignote che continuamente e caoticamente si scontrano” e contro le quali non può nulla se non accettare l’idea del non-sense in una prospettiva super-umana, guardando in faccia il proprio destino senza edulcorarlo con visioni idilliaco-balsamiche. Tutti i tentativi di trovare uno scopo, di innestare una patina morale sugli eventi, non hanno senso. Dare un senso non ha senso, l’unico senso è l’accettazione del divenire e del mutamento nella consapevole e sana capacità di capire che l’attribuzione morale o religiosa di senso è un gioco della mente che aspira a coprirsi le spalle con una mantella tarlata.

L’oltre-uomo si pone al di là del bene e del male, al di là della religione, degli eccessi del razionalismo e della morale, perché sa di essere caos e che ogni tentativo di ordinare l’a-sistematicità della realtà è illusorio, frutto di una consolazione fittizia che ha l’acre sapore della decadenza e dell’immobilità dei morti.

https://antichecuriosita.co.uk/manifesto-destrutturalista-contro-comune-buonsenso/

https://www.youtube.com/watch?v=Uw_JuNIY5Ho


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