Perché sottolineare un libro è una barbarie

William Shakespere Works, 1850

Perché sottolineare un libro è una barbarie

Di Mary Blindflowers©

William Shakespere Works, 1850

William Shakespere Works, 1850, credit Antiche Curiosità©

 

Umberto Eco, citato come la Madonna incoronata a sostegno di qualsiasi stupidaggine venga pronunciata sul web, in Come si fa una tesi di laurea, testo datato e pieno di inenarrabili castronerie cialtronesche, scriveva:

Se il libro è vostro e non ha valore di antiquariato non esitate ad annotarlo. Non credete a coloro che dicono che i libri vanno rispettati. I libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare. Anche se lo rivenderete ad una bancarella vi daranno solo due soldi, tanto vale lasciarvi i segni del vostro possesso.
La sottolineatura personalizza il libro. Segna le tracce del vostro interesse. Vi permette di ritornare a quel libro anche dopo molto tempo ritrovando a colpo d’occhio quello che vi aveva interessato. Ma bisogna sottolineare con criterio. Ci sono coloro che sottolineano tutto. È come non sottolineare nulla. D’altra parte può darsi che in una stessa pagina vi siano informazioni che vi interessano a diversi livelli. In quel caso si tratta di differenziare le sottolineature. Usate i colori, pennarelli a punta fine!

Quest’accozzaglia di frasi senza senso, citate da quanti hanno la pessima abitudine di storpiare i libri con obbrobriose sottolineature più o meno variamente colorate, è indice del fatto che la fama non sempre è sintomo di intelligenza ma di altri tipi di accademici traffici. Come si fa a dire se un libro non ha valore di antiquariato sottolinealo pure con i colori? Quest’affermazione è oltremodo sciocca per due motivi. Poniamo il caso che io sia una donna di fine Cinquecento e ragionassi come Eco. Per un lettore del Cinquecento un libro del Cinquecento non era antiquariato dato che veniva pubblicato nella stessa epoca in cui egli viveva. Per un lettore del Cinquecento un libro di antiquariato era minimo una quattrocentina o una trecentina. Mettiamo il caso che il lettore del Cinquecento ragionasse come Eco, e facesse come lui, ossia sottolineasse bellamente i caratteri a stampa del testo con inchiostri colorati, praticamente rovinando il libro e tramandandolo ai posteri tutto deturpato.

I libri di oggi possono essere l’antiquariato di domani, quindi sfregiarli egoisticamente, significa avere poco amore per la cultura ma molto per il proprio egoismo. Perché si sottolinea un libro? Per memorizzarlo meglio. A parte che c’è il computer, agende di carta e fogli volanti se uno volesse prendere appunti, ma poi se un lettore non riesce nemmeno a memorizzare quello che legge, che lettore è? Inoltre esistono in commercio le matite che sono meno invasive dei pennarelli a punta fine.

Il libro non è un oggetto qualsiasi e si può dire che non ci appartenga mai del tutto perché viaggia di mano in mano, inoltre nessuno può sapere in anticipo che sorte avranno certi libri stampati nella nostra epoca. Molti libri nel Novecento sono stati stampati da sconosciuti scrittori in poche copie che ora sono diventate un cult, perché molto tempo dopo la loro pubblicazione chi lo ha scritto è diventato celebre, mentre all’epoca della sua pubblicazione non lo conosceva praticamente nessuno. Pensate se qualcuno avesse sottolineato una delle sue oggi preziose copie, la ritroveremmo deturpata. Un vandalismo inutile ed egoistico che non valuta che niente ci appartiene veramente e che i giochi del destino a volte sono beffardi.

La logica di chi dice il libro è mio, l’ho pagato e se voglio posso anche buttarlo nel fuoco, tanto se vado da una libreria che tratta l’usato o a una bancarella, me lo paga due soldi, forse può valere per libri che hanno solo l’apparenza esteriore di libri, i libri di Volo e Company, o per i libri in edizione economica della Mondadori, stampati in Cina con carta che si rovina solo toccandola per quanto è scadente, non per libri degni di questo nome sia come veste editoriale che contenutisticamente, perché ogni buon libro è un movimento di idee ma se queste idee non vengono custodite e conservate convenientemente, se vengono “personalizzate” con sottolineature vandale che sono l’ammissione di una memoria labile e poco concentrata, significa che non si ha vero amore per la cultura, ma si tratta il libro come un oggetto o un ornamento qualsiasi. Forse il rispetto per il libro può sembrare feticistico e assurdo se non addirittura demenziale nell’epoca dell’usa e getta, ma chi rispetta la cultura rispetta sia le idee che il loro contenitore che consente di tramandare il contenuto, esattamente come nelle persone. La sanità del corpo non consente forse di continuare ad esprimere pensieri lucidi e comunicabili agli altri? La comunicazione di un libro non si ferma con noi e per noi, ma è per tutti. Lasciate dunque che anche altri dopo di noi possano viverli e amarli senza doversi sorbire le nostre sciocche personalizzazioni.

Il libro, a dispetto di quanto dicono gli accademici prestati alla letteratura, non si rispetta sfregiandolo, ma leggendolo e per leggerlo basta un cervello allenato e il senso della vista o un foglio se si ha necessità di prendere appunti. Inoltre, come ho detto, esiste anche la matita. Perché rovinarlo con la penna?

Leggere. Questo è importante. Tutto il resto è barbarie di gente che cita Eco per giustificare la sua labile memoria e il suo egoismo vincolato al possesso dei beni terreni. E la bancarella il libro lo paga poco semplicemente perché non è una patata e non si vende in una giornata. A volte ci vogliono anni per vendere un libro, specie se non è un titolo commerciale. Un buon libraio poi spera sempre che il volume non vada a finire nelle mani di uno come Eco che con l’egocentrismo ha fatto scuola.

https://antichecuriosita.co.uk/manifesto-destrutturalista-contro-comune-buonsenso/


Comment (1)

  1. Mariano Grossi

    Possedere…da potis + sido, prendere possesso, impadronirsi, occupare, invadere…Eco capisce che barbarie lessicale utilizza per parlare di un oggetto che dovrebbe essere amato non eroticamente, ma agapicamente in quanto trasmissibile di mano in mano e di bocca in bocca? E’ un approccio macho unilaterale al libro!

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