La poesia dell’anima, le frasi fatte e l’aria fritta venduta a caro prezzo

La poesia dell'anima, le frasi fatte e l'aria fritta venduta a caro prezzo

La poesia dell’anima, le frasi fatte e l’aria fritta venduta a caro prezzo

Di Mary Blindflowers©

Una rapa

La rapa, credit Mary Blindflowers©

 

La poesia, una signora triste, dimenticata, che, a tratti, ride e si diverte nella contemplazione di se stessa, e si guarda nello specchio dell’ambiguità, nel pozzo delle vanità altrui e sente le voci di persone che parlano di lei, e si definiscono a gran voce poeti o esperti di poesia, improvvisatori di versi più o meno rabberciati con un po’ di anima, sentimento a buon mercato, tre parole riciclate, due rime stentate, un pizzico di déjà-vu che non guasta mai.

I poeti sembrano sapere tutto perfino sulle funzioni intestinali della poesia, attribuendole una totale mancanza di corpo. Sono tutti pronti a sostenere che la poesia non possa e non debba avere un corpo, che veleggi nel vento tra frulli d’impalpabili ali di farfalla e cinguettii di uccellini in cerca del nido. I poeti credono che la poesia non sia di questo mondo, pensano di sederle vicino sull’Olimpo, sorseggiando assenzio, componendo versi giudicati migliori perché “scritti con l’anima liberamente nel vento”.

Ma che vuol dire?

La poesia non sa niente di tutto questo. Non sa cosa realmente voglia dire “scritto con l’anima”, sa solo che mangia, vive, va al bagno, beve, guarda, sente dolore e gioia, cammina, corre, si ferma, pensa, tocca il mondo e ne è spesso vittima o spettatrice critica che non si rassegna alla sorte e la sfida col canto. La poesia sa che tutte quelle parole sull’anima inventate dai venditori di cioccolatini, non hanno senso, sono solo sciocche sillabe messe insieme per cucirle addosso una definizione che non c’è. Di quale anima dovrebbe mai occuparsi? Di quella delle bestie? Di quella degli uomini? Di quella dei ciottoli che giacciono per strada? E cos’è questo vento di cui tanto parlano i poeti? La poesia non lo sa e nemmeno si vergogna di non saperlo, perché una cosa la sa per certa, una delle poche certezze che ha, l’anima è solo un ritornello di cui si servono gli etichettatori di senso per dare un senso a ciò che non ne ha, per friggere l’aria già fritta da altri prima di loro.

Si impara a scuola che la poesia si scrive con l’anima, ma nessuno sa spiegare questa stupidaggine che viene ripetuta di generazione in generazione, continuamente, e passa di bocca in bocca, come se fosse una filastrocca da mandare a memoria, un biglietto da visita per essere accettati nel mondo dei poeti gentili e sensibili e colti. L’anima… Che parolone, che termine importante! Talmente importante che lo si usa come il prezzemolo, dappertutto, come un ornamento che va sempre di moda, un evergreen che non muore mai e apre i sesami degli sciocchi abituati a ripetere a pappagallo le filastrocche dei bambini.

Quando un qualsiasi interlocutore di nome nessuno chiede ad un subnullista etichettatore di poesia di chiarire che cosa significhi poesia dell’anima, questi non risponde, avverte una certa difficoltà nell’eloquio, non ha più parole, dice che sa quel che vuol dire, ma non lo vuol dire e sente il fastidio di una domanda che non ha risposta semplicemente perché la definizione stessa non ha senso, è senza risposta, è una frase coniata per allontanare le persone dalla poesia, per relegarla in un angolo, facendo capire che l’anima dei poeti sia speciale, intoccabile, divina.

La poesia sa che non c’è nulla di divino nelle definizioni e nemmeno in coloro che pensano di saperla lunga, e ride amaramente perché è consapevole del fatto che sono proprio i fautori della poesia dell’anima a decretare la morte della poesia, ossia la sua morte, imbrigliandola in una categoria inesistente, in un’illusione che non ha significato e che si perpetua inestinguibile come un cancro, facendo sbuffare le nuove generazioni che, grazie a queste definizioni da minus habens, pensano che la poesia sia una faccenda piuttosto noiosa che non parli di niente, adatta ai vecchi tromboni incartapecoriti e a chi non ha nulla da fare.

Le definizioni sono pericolose perché sotto l’apparenza innocente, creano danni, creando falsi miti e illusioni dentro strade senza uscita.

Perciò se qualcuno vi dice che la migliore poesia è quella dell’anima, bluffa, non sa nemmeno cosa sia la poesia, vuole semplicemente che odiate la poesia prima ancora che la conosciate veramente e di scoprire che in realtà non è affatto vecchia, triste e dimenticata, solo che la gente deve ricordarsi di ricordare perché il ricordo è soffocato dalle voci dei tanti falsi poeti che di bocca in bocca continuano a ripetersi il ritornello della poesia dell’anima, nel vento… i falsi poeti che vendono aria fritta a caro prezzo, il prezzo della non conoscenza della poesia.

https://antichecuriosita.co.uk/manifesto-destrutturalista-contro-comune-buonsenso/

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