La regina bianca nel castello di carta

La regina bianca nel castello di carta

La regina bianca nel castello di carta


Di Mary Blindflowers©

Incastro di pigna, credit Mary Blindflowers©

 

Le dame imbalsamate dentro polverosi e fosforosi salottini lindi e pinti, ordinati, con le tende pulite che profumano d’appretto, i pavimenti lucidati con la cera, sorridono leggermente, scuotono i loro vestiti di taffettà verde, bianco e rosso, si danno una leggera sventagliatina, che fa caldo in agosto, e si alzano per andare a prendere il thé dalla regina bianca. Questa, arroccata in un castello tutto bianco, attende le cortigiane come l’ape regina le operaie che devono nutrirla. Il prodotto finale di questo nutrimento non è però miele, ma like di consenso, sdolcinati quanto inutili apprezzamenti che sanno di nulla fritto condito di salse al nulla a loro volta composte di ingredienti del nulla miscelati con nulla. Le crinoline dei vestiti delle dame appena appena si increspano mentre siedono attorno alla regina, che riceve le sue ospiti assisa su un trono bianco come panna e leggero come una piuma. La regina parla e tutte le dame si inchinano fino a terra, le piume dei loro cappelli arrivano fino al pavimento. La regina mette per iscritto ciò che ha detto, le dame leggono e le parole diventano sentenza inappellabile, verità incontrovertibile. I ventagli si muovono, le teste che profumano d’essenze e fragranze esotiche acquistate nelle boutiques più in della città, annuiscono tutte insieme come robot. La regina è contenta, si aggiusta leggermente il vestito, raddrizza la corona, si guarda la punta delle scarpe di cera e cartone e si sente una grande sovrana.

Bussano.

Chi sarà mai?

Chi osa disturbare la quiete del castello bianco?

È il dubbio.

La regina ora ha paura, il dubbio metterebbe in pericolo i consensi, turberebbe le serene certezze delle dame, porterebbe sarcasmo, provocherebbe discussioni e nel castello bianco non si discute mai, è proibito, l’unica regola è il monopensiero perché il castello è di carta, le dame stesse sono di carta, il trono è di carta, la regina è di carta e cera, le tazzine sono di mollica di pane raffermo, il thè è veleno, il pavimento è di burro compattato col fiele, il lampadario di liquirizia e curaro, le bocche dei dissidenti di filo cucito fuori dai balconi, dunque la porta rimane chiusa. Il dubbio resta fuori al freddo e muore lentamente d’inedia.

Questo è il meccanismo che regge il 90 per cento dei profili degli intellettuali o sedicenti tali che circolano nella mistica sistemica dei social. 1984 o alienazione subnullista post-moderna, fate voi.

https://antichecuriosita.co.uk/manifesto-destrutturalista-contro-comune-buonsenso/


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