Poesia, l’etica di una complicazione solo apparente

Poesia, l’etica di una complicazione solo apparente

Di Mary Blindflowers©

By night, mixed media on paper by Mary Blindflowers©

 

La sperimentalità esubera le attese, attribuisce a nuove imprese un significato che spesso e per volontà precisa, non tutti colgono, e verso il quale non tutti sono preparati psicologicamente, perché subire lo smacco del martellamento ad oltranza contro la tradizione fissa del già visto, può sembrare un atto impietoso e scandaloso, quasi un’impropria e inadeguata ribellione al consolidato intoccabile. Tuttavia la ricercatezza del linguaggio poetico nell’esperimento dovrebbe essere, almeno secondo un’ottica prettamente destrutturalista, sempre coincidente con un significato ben preciso, altrimenti diventerebbe polvere destinata ad ornare tappeti muschiosi di cervelli chiusi. Un’ostentazione di ricercatezza linguistica che non trovi riscontro in un controsenso critico o filosofico o oltre-esistenziale e meta-contingente, laddove la contingenza è soltanto scusa e trampolino di lancio per il canto, avrebbe davvero poco senso. È pure vero che chi parla dell’incomprensibilità come elemento fondamentale poetico si lega ad una concezione superata e frusta, elitaria e snob dell’universo poetico-letterario. Anche l’estetica del bello vuoto, ormai ha lasciato il tempo che trova. La poesia non solo deve essere minimamente comprensibile, pur nel mistero dei simboli, e polisemantica, ma suscitare soprattutto dubbi, sensazioni anche negative, immagini forti e potentemente evocative. La ricerca poetica può diventare un laboratorio di sperimentazione neologistica, di assonanze strappate agli artigli arrugginiti del tempo distruttore, fucina di ritmi incalzanti che tendono alla scoperta metaforico-simbolica per capire o avere delle perplessità tutte umane sul meccanismo sotteso a ciò che emerge in superficie.

Una poesia che non rischia con l’esperimento finirà col comunicare una sensazione di inaridimento di ogni controsenso creativo, una sorta di adeguato adagiamento a ciò a cui l’occhio e l’orecchio sono abituati. L’abitudine è utile per fare proseliti, ma non per fare arte. Questa si differenzia dall’artigianato perché non riproduce all’infinito o serialmente il modello “ben riuscito”, ma cerca altri modelli, e ritmi nuovi, attraverso uno stile non imitativo, una non qualifica di diverso dal solito.

E il poeta destrutturalista non ha bisogno di un super-ego che dia un pacca sulla spalla del consenso, non sente davvero la necessità dell’approvazione dei poeti laureati, dei tromboni stile Ottocento pieno, o della coprolalia di una poesia forzatamente volgare, perché la volgarità farebbe tendenza. Il destrutturalista non ha nemmeno bisogno di rivoluzioni formali attraverso la modificazione della punteggiatura, perché la rivolta non può riguardare la forma che, cambiata, possa venir sostituita da un’altra che può essere sostituita da un’altra e così via all’infinito. La vera rivoluzione consiste nella totale e voluta e compromettente assenza di innocuità e nel significato di ciò che si scrive, considerando la non rassegnazione passiva alle mode, al sistema, ai lettori forgiati dalle sole vetrine dei bookshop che vendono il libro del divo del momento. Il lettore vero non cerca il divo della pubblicità, non cerca un nome ripetuto dai media, ma un contenuto, un’idea più creativa possibile, non si ferma alla vetrina di una libreria, ma va oltre, nel tentativo di scoprire tesori di carta. Se anche questo tipo di lettore fosse in estinzione, mentre la massa cieca si orienta verso l’innocuità e la visibilità del monopolio editoriale per pochi raccomandati, alla poesia non importa, perché finché un libro avrà anche un solo lettore, avrà comunque comunicato un significato, un’idea. Soltanto le idee hanno la capacità di non morire mai. Le si può mettere a tacere, soffocare nell’anonimato, ma impossibile farle morire, torneranno, si insinueranno tra uno spazio e l’altro, tra una lama e l’altra, ma non cederanno. Questo è fare poesia, il resto è solo politica.

https://antichecuriosita.co.uk/manifesto-destrutturalista-contro-comune-buonsenso/


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