Incisori e quotazioni della grafica d’arte

Incisori e quotazioni della grafica d'arte

Incisori e quotazioni della grafica d’arte

Di Marco Fiori©

Grafica d’Arte n. 80, credit Marco Fiori©

 

A chi colleziona stampe d’arte succede talvolta di sentirsi domandare quanto “può valere” un determinato foglio di grafica. Quasi sempre la domanda viene rivolta da conoscenti occasionali che hanno in casa qualche quadro o qualche stampa, ereditata o capitata loro chissà come. A volte può accadere di sentirsi imbarazzati a rispondere perché, trattandosi di opere di scarso interesse culturale, storico e collezionistico hanno, conseguentemente, un valore di mercato piuttosto basso. È opinione abbastanza comune che un oggetto d’arte (dipinto, scultura o stampa originale) possa sempre essere riferito ad un artista la cui quotazione ne determina il valore di mercato. Verrebbe da chiedersi per quale motivo, indipendentemente dalla cifra spesa e dalle scelte effettuate, tante persone si aspettino, nel tempo, un consolidamento del valore di un quadro o di una stampa originale. Se molti considerano un buon investimento, ad esempio, l’acquisto di particolari auto d’epoca (come pure mobili di alto antiquariato o ricercati oggetti di design contemporaneo) nessuno, giustamente, si meraviglia se analoghi beni reperibili sul mercato come le automobili di serie, gli elettrodomestici, il comune mobilio, abbiano un valore economico altamente deprezzato un attimo dopo l’acquisto. Credo che per l’arte figurativa in genere e, in particolare, per la grafica originale, il concetto sia analogo. Un’incisione, se acquistata in modo oculato, dovrebbe innanzi tutto soddisfare il piacere estetico del compratore e, se questo è un collezionista, solleticarne la gioia del possesso.

Da diversi anni vengono pubblicate su Grafica d’Arte le quotazioni delle incisioni e delle litografie dei principali artisti italiani contemporanei. Nel corso dell’anno 2008, dal n° 73 al n° 76 della rivista, sono state elencate quelle di 368 artisti, fra i quali 190 ancora in attivit๠(o, perlomeno, viventi) e 178 deceduti. Osservando queste quotazioni, gli artisti viventi sembrano sostanzialmente dividersi in due categorie: da una parte quelli con una certa notorietà o che, comunque, compaiono sui cataloghi di vendita di note gallerie, librerie, Studi bibliografici e, a volte, nei cataloghi delle principali Case d’asta; dall’altra parte un folto gruppo, fra i quali anche artisti bravissimi, che non avendo importanti referenti commerciali segnalano personalmente (o tramite Gallerie di scarsa influenza nazionale) le quotazione delle loro opere. All’interno del primo gruppo, si trovano alcuni fra gli artisti più noti (soprattutto come pittori) a livello internazionale e, insieme a questi, troviamo numerosi incisori con notorietà e mercato prevalentemente nazionale. Le quotazioni di questi artisti, quando desunte dai cataloghi e dai listini delle Case di vendita, non sono troppo dissimili fra loro; un potenziale acquirente può confrontarle, immaginare un possibile margine di trattativa con il venditore e valutarne l’acquisto in modo equilibrato. Un elemento di sconcerto, per un osservatore non troppo esperto, avviene quando le quotazioni desunte dai listini e dai cataloghi delle Gallerie sono mescolate a quelle rilevate dai cataloghi d’aste. Su questi cataloghi, molto spesso, le quotazioni sono contenute in una fascia inferiore a quella delle gallerie per invogliare il pubblico a partecipare alla gara². Consideriamo, inoltre, che molte opere grafiche sono vendute all’inizio di tornate d’asta essenzialmente di dipinti e molto spesso vengono alienate rapidamente, a prezzi bassi, per “scaldare l’ambiente”. In queste aste, disertate dai collezionisti di stampe originali, le aggiudicazioni di opere grafiche sono raramente un affidabile indice dei valori di mercato, in quanto frutto di una serie di variabili, occasionali o volute, ma sicuramente discontinue. Osserviamo, ad esempio, i risultati delle quotazioni in euro, massime e minime, riportati dalla rivista e inerenti ai seguenti tre artisti: Adami (188 -900), Caruso (47 – 850), Gulino (117 – 750); questi autori, pur diversissimi fra loro, soffrono della stessa anomala incongruenza.

La forbice delle quotazioni, fra massime e minime, quando è troppo aperta perde di significato. Nel caso degli artisti defunti questo particolare problema si fa ancora più evidente; in questa categoria sono ormai compresi i grandi artisti italiani del ‘900, alcuni dei quali protagonisti della storia dell’arte. Il mercato di questi artisti ha, in alcuni casi, sbocchi internazionali ma sulla piazza casalinga le loro quotazioni sono inevitabilmente alterate, in alto e in basso, dalle esigenze di operatori spesso impreparati. Vediamo alcune di queste “quotazioni”: Bartolini (180 – 3.500), Burri (500 – 3.250), Campigli (300 – 4.000), Carrà (311 – 4.500), De Chirico (565 – 10.000), Greco (141 – 1.600), Guttuso (141 – 5.655), Maccari (47 – 650), Manzù (188 – 2.000), Marini (188 – 3.400). Dalle tabelle di Grafica d’Arte, un piccolo aiuto al lettore potrebbe venire dall’inserimento di una sigla, accanto al titolo dell’opera segnalata, che ne indichi l’estrapolazione dei dati (catalogo Prandi, Marini, Valeria Bella ecc. oppure catalogo d’asta Finarte-Semenzato, Farsetti ecc.)

Molto opportunamente, in coda a queste tabelle, vengono segnalate da tempo le variazioni più significative delle quotazioni riferite ad una stessa opera, vuoi come “discrepanze”, come “rialzi” o come “quotazioni altalenanti”. In questi casi, essendo riportate dettagliatamente le fonti di vendita, il lettore riesce a valutare i dati con maggior cognizione. Mentre le quotazioni di Gallerie e Case di vendita corrispondono ai valori ritenuti ufficiali per un determinato artista (supponendo che, al massimo, possano calare di una piccola percentuale di sconto), i risultati d’asta esprimono quotazioni quanto mai variabili, in basso o in alto, influenzati dal momento economico, da particolari manovre di mercato su alcuni artisti o correnti e dalla politica di vendita assunta, in quella giornata, dalla Casa d’asta.

Nella maggior parte dei casi, comunque, un privato che desidera acquistare un’incisione si rivolge alle Gallerie d’arte o ad altri luoghi considerati analoghi come, ad esempio, i circoli artistici, le case di vendita specialistiche, le librerie antiquarie ecc. Oltre a questo, l’aspirante compratore può visitare fiere e mercati antiquari, consultare i cataloghi con le proposte di editori e quelle su internet, senza trascurare la possibilità di occasionali acquisti da privati o direttamente dagli artisti.

Se cerchiamo in internet le quotazioni degli incisori italiani contemporanei, rimaniamo delusi nel constatare come siano scarsamente proposti sul mercato internazionale. A parte Morandi, che fa storia a sé, maestri come Bartolini, Viviani, Castellani, Calandri hanno un mercato rarefatto fuori dai nostri confini, per non parlare dei vari Bruscaglia, Vespignani, Guerreschi ecc. eccellenti incisori ma con mercato quasi esclusivamente nazionale.

Oggi, in Italia, la produzione di stampe originali è pressoché totalmente indirizzata alle stampe calcografiche e, in misura minore, alle xilografie ed è pertanto corretto parlare di “mercato dell’incisione originale”. Il “grande pubblico” è assente da questo mercato; dopo l’indigesta abbuffata di grafica (in gran parte fasulla) degli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, molti delusi hanno gradatamente spostato la loro attenzione verso altri generi di acquisti. Ad interessarsi d’incisione sono pertanto rimasti i collezionisti, i bibliofili, qualche occasionale compratore e alcuni raffinati arredatori d’ambienti sobri e discreti. In questa situazione, in attesa di un ritorno d’interesse più vasto e generalizzato (che, secondo varie opinioni, coinciderà con il crollo del mercato delle fotografie via via sempre più inflazionato), gli incisori stessi sembrano diventati i principali operatori del loro mercato. La rarefazione della domanda d’incisioni ha consigliato gli artisti ad effettuare tirature sempre più contenute e, di conseguenza, la chiusura per scarsità di lavoro di tante stamperie ha incentivato molti di loro a curare personalmente la stampa delle proprie matrici. Questa evoluzione, in alcuni artisti, è servita ad arricchirne il linguaggio e aumentare la qualità e l’interesse delle loro opere.

La riduzione delle già rare gallerie specializzate in stampe contemporanee ha costretto moltissimi incisori a gestire il proprio circuito commerciale con una personale quotazione delle loro opere. Negli elenchi pubblicati su “Grafica d’Arte” queste quotazioni vengono segnalate con una apposita dicitura ed abbracciano, grosso modo, il 12 % degli incisori in attività. Queste valutazioni, salvo rari casi, appaiono sensate ma pongono, comunque, alcuni interrogativi. Un eventuale gallerista o un operatore di mercato che volesse interessarsi a vendere le opere di questi artisti, avrebbe difficoltà a proporle ad un prezzo più alto di quello segnalato dall’autore. Lo stesso gallerista difficilmente accetterebbe di riconoscere all’artista una cifra superiore al 65 % del prezzo spuntato alla vendita e, da questo, si può dedurre che l’incisore, segnalando la quotazione delle sue opere, si rivolga direttamente all’acquirente privato. Accettando queste premesse, è logico supporre che queste quotazioni di vendita siano scontate circa del 35 % nei riguardi degli operatori di mercato e che questi, volendo, abbiano il margine per concedere interessanti sconti agli acquirenti finali. Mentre un gallerista ha di solito interesse ad incoraggiare un neo collezionista per invogliarlo, in seguito, ad acquistare anche opere di altri artisti, un incisore che gestisce personalmente il proprio mercato può vedere le cose diversamente. Se, infatti, l’incisore è spesso disponibile a cedere a prezzo simbolico le opere destinate a collezioni pubbliche o private che ritiene importanti, non è altrettanto disponibile, nei confronti di un acquirente occasionale, ad allontanarsi dalle quotazioni che ha segnalato. Paradossalmente si potrebbe dedurre che, in alcuni casi, il sistema migliore per acquistare un’incisione al prezzo più caro sia proprio quello di rivolgersi direttamente agli artisti.

¹ Fra gli artisti viventi sono stati erroneamente inseriti Rodolfo Margheri (1910 – 1967) e Bruno Pulga (1922 – 1992)

² Si veda il n° 74 di questa rivista, a pag. 32, “Aste e astanti – come funziona un’asta?”, di D. Fignon

https://antichecuriosita.co.uk/manifesto-destrutturalista-contro-comune-buonsenso/

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