Arte e patate, differenze e sostanza

arte e patate, differenze e sostanza

Arte e patate, differenze e sostanza


Di Mary Blindflowers©

Nebuloso chiaro, credit Mary Blindflowers©

 

L’etichetta è la prova del nove, la certificazione certificata che qualcosa sia stata catalogata nel migliore dei modi. Ora, se si intende vendere un sacco di patate, l’etichetta va benissimo perché dà informazioni preziose: dove sono state coltivate; se provengono da agricoltura biologica oppure sono piene di pesticidi; dove sono state confezionate. L’etichetta ci dice anche il nome di quel tipo particolare di patata e a quali preparazioni culinarie meglio si presta, se è più consigliabile farla lessa o al forno. Insomma più dettagli ci sono e più siamo sicuri di quello che mangiamo.

Il discorso dunque fila finché si parla di cibo.

Ma se si parla di libri?

Serve l’etichettatura?

E fino a che punto si può cercare di catalogare, a volte forzosamente, un’opera letteraria o artistica?

I generi letterari, per fortuna, non sono poi sempre così definiti come le patate. Se possiamo distinguere tuberi a pasta gialla, rossi e più o meno dolci, grandi e piccoli, la stessa precisione non può essere usata per le opere scritte.

A volte un testo letterario può avere elementi che attingono a generi molto diversi tra loro. Spaccare la solidità di un genere significa infatti andare oltre, capire che non è vero che è stato tutto detto e tutto scritto, come dicono gli uomini e le donne senza creatività.

Scrivere cercando di aderire ad un genere pre-impostato da decisioni puramente convenzionali, non è un buon metodo. Perché il primo compito della letteratura e dell’arte non è adagiarsi e aderire a ciò che esiste già, ma travolgere e inventare. Questa però è un’operazione pericolosa in termini di consensi, perché la mente umana è abitudinaria, si sente confortata da immagini familiari, che conosce già. L’iterazione di queste immagini, cambiando poco o niente, piace, semplicemente perché il lettore comune ritrova nella pseudo-arte già letta e riciclata, elementi che riconosce immediatamente, perché li ha già visti, dunque non è necessario sforzarsi per capire. La gente comune non ama lo sforzo, la fatica, perché tutto corre veloce e fermarsi di fronte ad un testo polisemantico e innovativo, è concepito come perdita di tempo. Infatti i guai arrivano quando uno scrittore decide di travolgere i luoghi comuni e le immagini a cui la massa è abituata. Ovviamente le nuove immagini che propone non verranno accettate perché non sono familiari e confortanti, e travolgono gli stereotipi. Per questo molti artisti non sperimentano, perché per ottenere plauso è più comodo ripetere motivi già dati da altri, apportando cambiamenti minimi e infinitesimali.

Il rischio per chi fa sperimentazione è di non essere capiti e suscitare reazioni confuse. Infatti proponendo, ad esempio, un genere ibrido, un tipo di scrittura che non è facilmente catalogabile in nessun genere esistente ma ha elementi di vari generi, per creare nuove assonanze e un gioco di significati simbolici più profondi, si rischia di spiazzare il lettore e non sempre positivamente. Questi infatti non troverà i punti di appoggio a cui è abituato e istintivamente li cercherà, ma troverà che qualcosa non quadra, perché il testo sperimentale che ha davanti non aderisce perfettamente ad un genere.

Che fare allora?

Ci sono certe persone che pesano 80 chili e vorrebbero entrare in una taglia 42 e si sforzano, trattengono il fiato, alzano le braccia, cercano di farsi più piccoli, saggiano la resistenza della stoffa ai loro contorcimenti, per poi trovarsi con i vestiti stracciati addosso e dire che è il tessuto a valere poco.

Ecco, il lettore fa lo stesso, prende il libro, riflette un attimo a ciò che ha già visto, perché non concepisce che quel libro specifico che ha in mano, non possa aderire al déjà-vu, e lo colloca in una cassetta pre-definita, strizzandocelo dentro, accartocciando le pagine, rovinando la copertina, ignorando che non ci sono dentro quel libro solo elementi attinenti a quella cassetta, ma anche altre cose, attinenti ad altri recipienti, forse anche recipienti che non esistono. Non c’è una cassetta già fatta per quel testo, ma il lettore ha bisogno di averne una, per sentirsi sicuro, tranquillo sotto l’ombra delle etichette e delle catalogazioni, per godere del conforto familiare delle definizioni ad ogni costo, così confonderà uno sperimentale romanzo onirico-metafisico con un fantasy, diverso per grado, misura, significato, simbologia e stile. In compenso però potrà esprimere un parere sicuro e giacere all’ombra di un sole che non scalda ma illude.

Ma siamo davvero sicuri che l’arte sia sicurezza?

Che l’arte sia un sacco di patate che necessita di etichetta o un tessuto che dobbiamo stracciare se non si adatta a ciò che c’è già?

O non è piuttosto vero il contrario?

Non c’è niente di più sfuggente, enigmatico e simbolico dell’arte.

Se poi volete un’etichetta a tutti i costi, potete sempre comprare i libri che vendono al supermercato e metterli nel carrello assieme ai sacchi di patate e cipolle, tanto il livello è quello.

https://antichecuriosita.co.uk/manifesto-destrutturalista-contro-comune-buonsenso/


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