La magia del pre-cinema con le glass magic lanterns

La magia del pre-cinema con le glass magic lanterns

La magia del pre-cinema con le glass magic lanterns

Di Mary Blindflowers©

Glass magic lantern, credit Mary Blindflowers©

 

Frammenti di pre-cinema, vetri dipinti per la famosa lanterna magica, curiosità da collezione.

Un tempo questi vetri si usavano dentro un dispositivo semplice consistente in una scatola chiusa contenente una candela che proiettava su una parete bianca le immagini dipinte sul vetro, attraverso un foro su cui era applicata una lente. Un sistema simile a quello dei moderni apparecchi di diapositive.

La lanterna di cui parla anche Athanasius Kircher nella sua opera Ars Magna lucis et umbrae, 1646, rappresenta un antesignano di proiezione che poi è stato migliorato per risultati sempre più spettacolari e magici.

I vetri vittoriani in particolare, sono particolarmente curati nei particolari e apprezzati dai collezionisti. I lantern sliders vennero prodotti fino al 1940, erano solitamente rettangolari e di misure e colori diversi. Col tempo vennero prodotti in serie. Le scene venivano stampate sul vetro e poi colorate a mano. Il trasferimento della scena sul vetro avveniva tramite la tecnica della decalcomania. La carta su cui veniva inizialmente preparata l’immagine da trasferire, aveva una sua particolare porosità e veniva cosparsa con una soluzione di glicerina, amido e albume.

Glass magic lantern, credit Mary Blindflowers©

 

Soltanto nel 1848 fu possibile mettere un’immagine fotografica positiva su vetro. Fu Langenheims a farlo per primo. Si usavano due lastre di vetro, una che aveva l’immagine su un lato e l’altra che serviva solamente per coprire l’immagine, poi entrambe le lastre venivano rilegate da un sottile strato di carta nera o marrone.

Le scene cambiavano a seconda dello spettacolo da rappresentare che poteva essere didattico oppure di puro e semplice intrattenimento.

Alcuni vetri si componevano di scritte ben visibili controluce, altri avevano figure più o meno variamente colorate che descrivevano situazioni varie, uomini e donne in bicicletta o a piedi, scene di città, di campagna, paesaggi, animali, scene domestiche, etc.

In genere tra uno strato di vetro e l’altro nei vetrini pubblicitari, è presente una striscia che indica il copyright. Per esempio in un vetro con su scritto XMAS 1938 è indicato a chiare lettere il numero di serie e Morgan’s Projected Publicity, in un altro relativo a uno spettacolo di danza e musica si legge Morgan’s Slides Limited.

XMAS 1938, Glass magic lantern, credit Mary Blindflowers©

 

Data la fragilità del vetro molti di questi glass magic lantern sono andati perduti, tuttavia è possibile trovarne di varia foggia e misura nel mercato dell’usato.

All’inizio le immagini dei vetri erano fisse, col tempo però si pensò che per creare un effetto di movimento poteva essere usato il procedimento della lanterna doppia che incantava gli spettatori, e anche la sovrapposizione di più vetri dipinti che creavano l’illusione del moto. Si inseriva un primo vetro e poi un secondo che aggiungeva una figura, facendo scorrere i vetri le figure apparivano e sparivano, come per magia.

Secondo le fonti fu il già citato Kircher, a parlare per primo della lanterna magica, ma non tutti sono d’accordo nell’attribuire a lui l’invenzione dello strumento, perché già nel Liber Instrumentorum di Giovanni de Fontana c’è una stampa che mostra un uomo che regge una lanterna che proietta l’immagine del diavolo su una parete. Quindi alcuni pensano che Giovanni Fontana, abbia descritto per primo il concetto di lanterna magica, sebbene ancora molto primitivamente, senza l’utilizzo di una lente che definisse meglio l’immagine. Ma anche Giovan Battista della Porta nella sua Magiae Naturalis, a fine Cinquecento, parla di specchi di proiezione. Quindi Kircher avrebbe solo migliorato idee già sviluppate dal de Fontana e dal della Porta.

Ovviamente quando si proiettavano gli spettacoli della lanterna magica, mancava l’audio nelle immagini, così i pionieri del pre-cinema che portavano le lanterne di villaggio in villaggio per divertire le persone e guadagnare un po’ di soldi, si improvvisavano narratori di storie e commentavano le immagini aggiungendo fantasia e immaginazione. Le proiezioni  avvenivano al buio, l’atmosfera era favorevole alle storie mitiche, di animali mostruosi, che alimentavano le superstizioni popolari e l’illusionismo.

Glass magic lantern, credit Mary Blindflowers©

 

Alcuni imbonitori utilizzavano infatti la lanterna a scopo manipolatorio. Per esempio Giuseppe Balsamo, alias Alessandro Cagliostro, usava lo strumento a scopo persuasivo delle sue capacità come operatore dell’occulto. Egli dunque non trovò la risposta solo in verbis, in erbis et in lapibus ma anche nella lanterna, strumento docile per convincere e ammansire.

Poi è nato il cinema e i vetri colorati sono diventati pezzi da museo, frammenti di un tempo perduto e mai dimenticato.

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Mary Blindflowers


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