L’arte non migliora il mondo. Fatevene una ragione©

L’arte non migliora il mondo. Fatevene una ragione©


Di Mary Blindflowers©

La vecchia che viveva in una scarpa, credit Mary Blindflowers©

 

L’arte migliorerebbe il mondo, la bellezza lo renderebbe più nobile, quante volte avete sentito queste frasi?

Ma è davvero così?

Prendiamo un qualsiasi assassino che cammini indisturbato in una delle nostre città. Date per scontato che costui sia una creatura ignorante?

Credete che quest’uomo non abbia mai visitato un museo, non abbia mai visto un quadro di Paul Klee o di Caravaggio?

Ebbene che cosa vi spinge ad escludere completamente l’ipotesi che possa essere un artista o un fruitore d’arte? L’idea che un essere abietto non possa vedere e percepire la bellezza, è corretta?

Direi proprio di no, e non lo dico solo io, ma lo testimonia la storia dell’arte.

Gli stessi creatori di bellezza a volte sono stati assassini o criminali o misogini.

Michelangelo Merisi, il Caravaggio, incline alle risse e sempre armato, uccise tal Ranuccio Tommasoni, motivo per cui dovette fuggire immediatamente da Roma, per evitare una decapitazione.

James Bradley uccise la moglie che lo definiva uno scarso talento, fece in 21 pezzi il suo cadavere e li dipinse ad uno ad uno.

Hans Bellmer era un misogino che dipingeva le donne come bambole di pezza, oggetto delle sue fantasie di dominio sessuale.

Anche Otto Dix disprezzava profondamente le donne a tal punto da dipingere se stesso come uno stupratore ghignante.

Patricia Cornwell ha cercato perfino inutilmente di dimostrare che il pittore Walter Sickert e Jack lo Squartatore fossero la stessa persona, basandosi sul fatto che il primo dipingeva spesso scene di prostitute uccise e squartate orribilmente.

Ma tutti questi artisti quando dipingevano secondo voi avevano l’intenzione di migliorare il mondo, e di fatto lo hanno migliorato?

Non credo.

La bellezza non migliora il mondo, la bellezza è bellezza, ha un suo valore intrinseco che non è didascalico, non pretende di insegnare nulla a nessuno, ha il solo scopo di mostrarci una visione del mondo e dei fatti, di aprire una finestra di dialogo simbolico. E il fatto che l’arte mostri la stortura non significa che il creatore stesso abbia l’assurda pretesa di migliorare l’universo o di fare da maestro al mondo, non significa che un assassino, data la molteplice complessità della mente umana, non possa ammirare l’arte, non possa sentirla o farla sua o addirittura produrla.

Un tale ha avvelenato qualcuno con il tallio, imitando un personaggio di Agata Christie, e subito è polemica sul ruolo della letteratura che avrebbe delle responsabilità e dovrebbe dare il buon esempio.

Ma perché?

Perché investire la letteratura di un ruolo che non ha?

Da sempre la violenza fa parte dell’uomo, non l’hanno inventata i pittori e nemmeno i romanzieri, essi non hanno lo scopo di migliorare il mondo, ma di comunicare un messaggio, non spetta al mondo dire che tipo di messaggio debbano offrire. Essi lavorano in autonomia di pensiero. Dato che a qualcuno può venire in mente di emulare l’esempio di alcuni personaggi negativi, banniamo dunque i romanzi gialli? Oppure aboliamo le favole che sono piene di inaudite crudeltà sotto cui si cela una morale, ma anche tante altre belle cose?  Copriamo le pudenda alle statue come fanno i fondamentalisti, perché anche la nudità è immorale?

L’arte è immorale e deve esserlo, l’immoralità fa parte della sua stessa essenza.

Ma davvero pensate che quando uno scrittore o un artista crea, possa pensare al mondo?

Egli non pensa che a se stesso, superandosi, universalizzandosi.

Non santifichiamo l’arte dunque, non diamole compiti che non ha perché essa è anche e soprattutto orrore, interiorità, sfociante in immagini mostruose e non, è libertà e la libertà non ha compiti specifici, i compiti che i borghesi bene e perfettamente allineati alla moda del momento, le impongono con le loro finte rivoluzioni.

L’arte ha solo ha la pretesa di comunicare l’orrore che diventa bellezza e la bellezza che diventa orrore, mentre si imbibe di infinito, quell’infinito che i benpensanti vorrebbero imbrigliare dentro l’onta linda e ridicola delle definizioni, dei recinti, degli ostacoli responsabilizzanti.

L’artista è solo un osservatore che ributta l’immagine creativa di ciò che ha visto e anche di ciò che non ha visto. Non è un santo, ma un uomo come tutti gli altri, in alcuni casi perfino peggiore.

Fatevene una ragione.


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